Girolamo Moretti

MORETTI, Girolamo (Umberto). – Nacque il 18 aprile 1879 a Recanati, in provincia di Macerata, da Francesco e da Giulia Badurli, terzogenito di 18 figli, 10 dei quali vissuti. Battezzato come Umberto, prese il nome di Girolamo a 15 anni quando fu accolto nell’Ordine dei frati minori conventuali ed entrò nel convento di Montalto, vicino ad Ascoli Piceno.

La sua formazione proseguì nel convento di Montottone (Ascoli Piceno) e qui, nel 1899, emise i voti. Continuò e concluse gli studi teologici presso l’Università gregoriana di Roma nell’anno accademico 1901-02 e fu ordinato sacerdote il 26 luglio 1902.

Nell’agosto 1905, leggendo un articolo su L’Avvenire d’Italia, venne a conoscenza della grafologia e si meravigliò che l’esame della scrittura costituisse un’arte o una scienza; per lui, infatti, era del tutto naturale ‘leggere’ attraverso la scrittura la psicologia comportamentale dello scrivente. Stimolato da questa circostanza iniziò un vero e proprio studio della grafologia attraverso le opere degli autori francesi Alfred Binet e Jules Crépieux-Jamin. Ma questo percorso fu presto abbandonato: le ‘norme’ interpretative della scrittura proposte dalla scuola francese gli si rivelarono estranee e lontane da quelle che le sue capacità intuitive gli suggerivano. Cominciò così a elaborare un proprio sistema di interpretazione psicologica della grafia che lo impegnò intensamente e ininterrottamente per tutta la vita.

Spinto da una istanza di scientificità, nel 1914 pubblicò, con lo pseudonimo di Umberto Koch, la prima bozza del sistema grafologico (Manuale di grafologia) proponendo regole interpretative originali relative all’intelligenza, al sentimento e alla fisionomia. Nel corso degli anni il lavoro ebbe un continuo arricchimento, passando attraverso otto edizioni (1920, 1924, 1931, 1935, 1942, 1948, 1955), subendo varie rielaborazioni e trasformandosi nel Trattato di grafologia, l’opera centrale, dalla quale si diramarono e nella quale confluirono i successivi studi.

La III ed. (1924), pubblicata ancora con uno pseudonimo (La psicografica, La psicologia della scrittura. Metodo scientifico infallibile della grafologia), uscì durante il soggiorno bolognese, e segnò un passo avanti verso la ricerca della scientificità: la scrittura, lontana dall’essere un prodotto casuale della mano, appariva a Moretti sempre più un movimento fisiologico azionato dal cervello, una manifestazione della personalità analogamente ad altre forme non verbali come il passo, la voce e i gesti. Altre novità importanti di questa edizione furono: l’esplicitazione dei ‘segni’ grafologici intesi come proprietà particolari della grafia, espressive di qualità umane, intellettuali, affettive e somatiche; la distinzione dei segni in sostanziali e accidentali; l’introduzione della quantificazione degli stessi osservati ed esaminati nelle loro interazioni. Proprio questa capacità di traduzione in termini concreti, precisi e trasmissibili di spiccate intuizioni personali, connotarono la sua attività di ricerca e sperimentazione e la scientificità del suo metodo.

Sempre nella III ed. del Trattato Moretti mostrò come la grafologia potesse essere applicata a vari settori quali la somatica, la psichiatria, l’orientamento professionale, le scritture dei santi. Nel 1923, la preponderanza dell’attività grafologica a scapito della vita religiosa fu all’origine di una profonda crisi che lo spinse ad abbandonare temporaneamente la grafologia.

La sua fama di grafologo si diffuse intanto anche grazie alla sua collaborazione con Il Resto del Carlino di Bologna, sul quale dal 1920 apparvero brevi analisi grafologiche firmate dal cronista Renzo Martinelli con lo pseudonimo di Gianni Schicci. Moretti subì vari trasferimenti nei conventi dell’Ordine: tra 1924 e 1927 risiedé a Longiano (Forlì) con incarichi di insegnante e rettore del seminario, tra 1928 e 1929 a Montedinove (Ascoli Piceno) come rettore del locale seminario, nel 1930 a Urbino come insegnante di filosofia, tra 1931 e 1934 a San Marino, tra 1934 e 1935 a Castelfidardo (Ancona), tra 1935 e 1940 a Montesanpietrangeli (Ascoli Piceno).

Nel periodo sammarinese fondò una rivista di grafologia (La Psicografica) che non ebbe seguito, tenne una rubrica grafologica su Il Giornale della domenica, settimanale de Il Giornale d’Italia, e collaborò con un periodico cattolico di Norimberga. Nel contempo esercitò sempre più attivamente l’attività di perito e consulente tecnico presso i tribunali.

Nel 1937 pubblicò il primo di una serie di cinque volumetti sui vizi capitali (VizioPsicologia e grafologia dei sette vizi capitaliSuperbia - Avarizia, Osimo 1937), in seguito confluiti in un’edizione unificata postuma (Grafologia sui vizi, introduzione di G. Luisetto, Ancona 1974). Obiettivo di tale studio era mettere a nudo, attraverso l’analisi grafologica, le radici e le motivazioni psichiche alla base del comportamento.

Dal 1940 al 1959 Moretti visse nel convento di Mondolfo (Pesaro). Fu questo un periodo di intensa attività grafologica pubblicistica e professionale, fatto di colloqui, di predisposizione di perizie grafiche e di redazione di centinaia di analisi grafologiche per far fronte alle richieste che provenivano quotidianamente da ogni parte d’Italia. Con il Trattato scientifico di perizie grafiche su base grafologica (Verona 1942) dimostrò con passione, anche polemica, come la grafologia, permettendo di individuare la personalità grafica di ciascun soggetto, fosse lo strumento più appropriato per rispondere ai quesiti posti dalla perizia su scritture.

Unico tra i grafologi, Moretti vide nella scrittura oltre agli aspetti psichici della personalità, gli aspetti somatici legati soprattutto ai movimenti e agli atteggiamenti del corpo e a questo tema dedicò Grafologia somatica. Il corpo umano dalla scrittura (Verona 1945)l’opera era basata sulla convinzione che l’anima fosse la forma del corpo e che dalla conoscenza del corpo e delle sue manifestazioni fosse possibile risalire alla conoscenza della psiche. In Grafologia pedagogica (Padova 1947) espose la sua originale caratterologia, scaturita dall’interno della sua grafologia, secondo la quale le tendenze temperamentali umane assumono le quattro direzioni fondamentali della cessione, della resistenza, dell’assalto e dell’attesa.

L’intento pedagogico fu alla base anche dell’opera Grafologia delle attitudini umane (Padova 1948) con la quale si sottolineava come i segni grafologici illuminassero le tendenze e le attitudini profonde della persona ai fini dell’orientamento scolastico e professionale. Con I Santi dalla scrittura (Padova 1952) Moretti espose e mise in luce, attraverso una serie di analisi, quelle proprietà costituzionali individuali che la libertà umana e il vissuto avrebbero potuto orientare anche molto diversamente.

Trascorse i suoi ultimi anni nel convento di Ancona continuando l’attività grafologica e peritale, elaborando altre importanti opere (Scompensi, anomalie della psiche e grafologia La passione predominante, ambedue pubblicati ad Ancona nel 1962) e, con la collaborazione di Lamberto Torbidoni, gettando le basi di quello che, dopo la sua morte, divenne l’Istituto grafologico Moretti, continuatore della sua opera.

Morì ad Ancona il 24 luglio 1963 e fu sepolto nel cimitero di Mondolfo.

Opere: I grandi dalla scrittura, Ancona 1966; Analisi grafologiche, I-IV, Ancona 1966-1976; Grafologia e pedagogia nella scuola dell’obbligo, Torino 1970; Chi lo avrebbe mai pensato. Autobiografia, a cura di L. Torbidoni - F. Merletti, Ancona 1977.